sobre coimbra os olhos deitam-se e sonham o terem sido
sobre o rio há árvores que sorriem porque não sorris tu também?
à memória do ti manel trabalhito
(fica sempre uma marca do pescador nas águas onde pescou este brilho é o teu manel é o de todos os que já não)
hoje só me saem das mãos seixos rolados apanhei-os no mar e quero lançá-los à ria ali onde a tua bateira manel ficar assim a olhar os círculos onde o teu rosto boa noite manel
posso?

maravilha esta música nas janelas escrita pela chuva quando a água cai do céu fico assim parada no tempo de sentir tudo vontade de mãos para além do vidro onde a terra as chama desejo de sentir no corpo a escrita da chuva nas poças de água os pés a correrem sem mim mãe quando chove apetece-me abrir a porta e ir dançar ao som desta música de água que o céu deixa cair posso?

torreira; agostinho canhoto; 2013
Parafrasando il romanzo ” L’amore ai tempi del colera” dello scrittore sudamericano Gabriel García Márquez ho cercato delle immagini pubblicate in ALITIA PHOTOGRAFPHIA dalla fine di febbraio ad oggi per capire cosa è cambiato ai tempi del coronavirus. Negli sguardi dei fotografi e di tutti noi si trova un tempo dilatato, abbiamo avuto la possibilità di riflettere su quanto sta accadendo e di esprimere attraverso il linguaggio fotografico cosa ci manca, quali sono diventate le nostre priorità, cosa non vorremmo più sprecare ne perdere, a parte il tempo stesso!
Nel video ho messo in rilievo la realtà vista attraverso i vostri occhi e vissuta nelle profondità dell’anima da ognuno di noi. Abbiamo capito che non va più sprecato il tempo, che ci sono delle priorità che hanno a che fare con ciò che più conta per noi nella vita.
Per esempio camminare in mezzo alla gente, portare a spasso i propri nipoti per farli giocare e per stare insieme a loro, viaggiare, ritrovare il contatto con la natura, non sentirsi più minacciati da un nemico invisibile, toccare ed odorare i petali di un fiore, immergersi nel mare o poterlo vivere attraversandolo, facendosi lambire dalle sue acque, catturare un orizzonte e farlo proprio per continuare a sognare, accarezzare con la mano il ventre di una donna in attesa ed ascoltare il battito di due cuori che risuonano all’unisono, abbracciare chi si ama, gli amici, i propri genitori.
Proviamo nostalgia verso le risa dei bambini, il loro modo di affrontare nuovi sapori, nuovi odori, giorni, di giocare, di addormentarsi sfiniti in braccio a noi dopo aver vissuto fino all’ultimo respiro una giornata all’aria aperta. Ci ricordiamo l’ultima volta che li abbiamo visti mangiare un gelato, sudati e felici di trovarsi sulla spiaggia od nel parco cittadino con i propri genitori.
Alcuni di voi hanno espresso idee e preoccupazioni, desideri e sogni, sintetizzando in uno scatto quello che ci siamo sentiti raccontare giorno dopo giorno dai mass media. Ci avete trasmesso il vostro bisogno di tornare a lavorare, di andare a teatro od al cinema, di poter stringere di nuovo una mano, di dire addio con un abbraccio, di festeggiare insieme una nuova nascita, oppure di andare a mangiare una pizza con gli amici, di camminare per strada guardando chi ci viene incontro senza che il volto sia coperto da una mascherina, ascoltare i loro passi, riappropiarsi delle nostre citta, delle rive di un fiume, di quelle delle nostre vite.
Abbiamo tutti bisogno di veder tornare nelle strade a camminare i vecchi, rivederli seduti sulle panchine nei parchi a chiacchierare o presso i cantieri stradali ad osservare i lavori in corso, vederli incedere per i vicoli con la borsa della spesa, ritrovare le rughe di una, cento, mille vite nei loro sorrisi, vederli al bar mentre leggono il giornale al mattino, mentre giocano a bocce od a briscola con gli amici, mentre ballano o sono seduti al sole con gli occhi socchiusi, riscaldando il cuore e la pelle.
Non proviamo solo nostalgia per il mondo e la vita quotidiana che non è più uguale a prima, abbiamo anche imparato ad apprezzare quel che abbiamo, piccoli o grandi eventi che siano. La voce del silenzio per esempio rotta non più dai rumori del traffico ma dalla voce della natura. Abbiamo capito cosa conti veramente nelle nostre vite, quali siano le priorità da privilegiare.
Non diamo più per scontato nulla, non rimandiamo a domani quello che potremmo fare oggi, cerchiamo nella voce dei nostri cari, da cui siamo stati separati momentaneamente dalla quarantena, quelle sfumature che ci permettono di capire quale siano i loro sogni, desideri, paure, bisogni.
Siamo più attenti e meno superficiali, siamo implosi in un mondo che abbiamo sempre avuto dentro di noi e davanti ai nostri occhi. Stiamo imparando ad ascoltare e vedere in modo diverso, con i nostri occhi, quelli del cuore e della mente, ad essere protagonisti e non soggetti passivi del tempo che passa.
Perchè nulla sarà mai più come prima ma ciò che più conta è che noi per primi sapremo cosa salvare di quel “prima” e proiettarci insieme ad esso nel futuro che ci attende.
Grazie a tutti gli autori che hanno continuato a condividre i loro scatti, i loro sogni ed emozioni, mai come in queste ultime settimane i vostri mondi sono diventati anche i nostri facendoci viaggiare in luoghi straordinari, scoprire nelle nostre stanze cieli, profumi, gesti, mari, voci, presenze, idee, sentimenti, suoni, volti, colori, ombre e luci, umori…l’umanità che è in tutti noi.
Per chi è in quarantena, per chi lavora da casa, per chi esce solo per lavorare e far la spesa, per chi è separato dai propri cari, per chi vorrebbe viaggiare e lo fa leggendo un libro, guardando un film, od un documentario, per chi ha paura per il futuro oltre che per la propria salute, per chi ha perso un proprio caro, un amico od un conoscente… le vostre fotografie fermano il tempo e ci conducono per mano nei vostri mondi, un privilegio per ALITIA che accresce lo spirito di condivisione di una passione, la fotografia, che tanta parte ha sempre avuto per nutrire l’immaginazione, le idee, la creatività, la sensibilità.
Thanks all authors:
Aitor Arana Arruti, Marco Carnevali, Alessandro de Nardis, Alessandro Grilli, Federico Zanoni, Gianni Visaggio, Riccardo Ruberti, Jimmy Lu Bomir, Paolo Bellisai, Claudio Garofalo, Enrico Nocito, Rino Biccario, Yves Assouline, Ecaterina Kiss, Toni Fidanza, Marco Cappelletti, Mancini Alfredo, Luciana Trappolino, Francesco Congedo, Saro Di Bartolo, Makoto Saito, Marina Tomasi, Rosita Lusignani, Marca Barone, Erminio Vanzan, Roberto Burchi, Domenico Belfiore, Gregorio Greg Tommaseo, Mario Palombo, Yasuo Hirano, Mariano Zé. João Freire, Edoardo Billi, Zarrelli Saverio, Ivo Ferigra, Luciano D’Antonio, António José Cravo, Analua Zoé, Daniel Zagórski, Ugo Carminati, Brigitte Feijen, Pino Giuseppe Barreca, Riccardo Pinzone, Gianluca Moretto, Giuseppe Basile, Gian Bar.




em 1965 artur pastor publicou o livro “Algarve”, em edição bilingue, fotografia e monografia do autor.
o ano passado, depois de muito procurar e não encontrar, falei com o filho, artur costa pastor, meu amigo no face, que me disse ser possível encontrar algum exemplar no brasil, para onde tinham ido os exemplares não vendidos em portugal.
com esta informação, não tendo dinheiro suficiente para a viagem, nem passaporte, entro no site dos “sebos” brasileiros e descubro um exemplar em s. paulo. mas…. se o preço estava dentro das minhas possibilidades, os portes – o livro pesa cerca de 3 kg – eram outro tanto.
começa então a funcionar a rede de amigos das redes sociais – as malditas. lembrei-me de dois amigos : mauro mattos filho e eduardo mello. depois de falar com ambos cheguei à conclusão que o eduardo era o ideal. logo se prontificou a receber o livro e até se dava o caso de ter uma irmã que vinha periodicamente a portugal. em 2019 viria,
assim o livro que tinha ido de portugal para o brasil, foi de s. paulo para o rio de janeiro, para voltar a portugal.
entretanto bolsonaro é eleito, e uma amiga de eduardo mello resolve vir para portugal e trouxe o livro para o porto – mais uma amiga
sábado proporcionou-se uma ida ao porto e … recebi o livro das mãos do marido – outro amigo – talvez cerca de seis meses depois de ter chegado.
obrigado eduardo mello, obrigado amigos.
com ele debaixo do braço fui ter com o antero urbano à livraria alfarrabista “paraíso do livro” e pedi ao prof. eduardo – um dos proprietários – que abrisse o embrulho. perguntou-me porquê e eu respondi que logo veria.
o prof. eduardo é de famila algarvia, de olhão.
e o “Algarve” quando foi desembrulhado, de regresso a portugal, foi visto pela primeira vez por um algarvio. estava completo o ciclo.
agora está ao meu lado à espera de ser lido e relido, visto e revisto.
há estórias que apetece contar, mesmo se de repente, mesmo se mal amanhadas….